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Narrativa

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“Affinché l’avvenimento più comune divenga un’avventura è necessario e sufficiente che ci si metta a raccontarlo “  Jean-Paul Sartre.

Artisti in mostra Didier Bay, Marc Camille Chaimowicz, Roger Cutforth, Jochen Gerz, Peter Hutchinson, Jean Le Gac, Heikki Kaski, Luca Massaro, Jacopo Gospel Quaggia, Helmut Schwarzer

In collaborazione con: Boite, Studio d’Arte Cannaviello 

“NARRATIVA” è una mostra dove testo e immagini si confondono, si compenetrano e in qualche modo si completano. Possiamo dire che la mostra è nata dalla curiosità per alcune opere presenti in mostra, appartenenti ad una corrente, frequentata negli anni ’70, che porta il nome di Narrative Art, nata in risposta alle affermazioni concettuali e alla contemporanea linea della body-art che faceva pensare ad un ruolo puramente accessorio e strumentale della fotografia.

Abbiamo notato come queste immagini, che riportavano invece l’immagine fotografica ad essere protagonista, seppur in modo totalmente anti-eroico, ci risultassero così attuali, senza far scattare in noi la necessità di chiederci quando siano state scattate. Forse per via di questo atteggiamento anti-artistico, che poteva far addirittura pensare ad una totale mancanza di dimestichezza con la macchina e con gli obbiettivi da parte degli autori, ci ha subito ricondotto a qualcosa che sta accadendo anche nella ricerca fotografica che tutti i giorni abbiamo sotto gli occhi.  Perché? 

C’è un qualcosa di estremamente naive che lega questi scatti, che rifuggono totalmente una visione utilitaristica del pensiero, attivando invece quella memoria che Bergson chiamava “memoria profonda”, dove ciò che è determinante è l’esperienza, il vissuto, o “vissuto-non vissuto” come lo definiva Gerz. Non c’è una volontà di riprendere tali e quali le cose, né di astrarle, né di affermare con chiarezza una qualche assoluta verità, piuttosto la riappropriazion del reale avviene attraverso un portato di attenzione nei confronti di qualcosa che sembrerebbe non meritarlo.Si può quindi parlare di un utilizzo “banale” del mezzo, eppure quello che ne emerge assume un valore tutt’altro che tale, modellandosi sull’esempio della fotografia volgarmente detta “familiare”, annullando il tempo, attivando la memoria ed uscendo da qualsiasi dimensione di critica, proprio per la sua natura limpida e convincente.

E’ così che nasce il racconto, che, per riprendere la citazione di Sartre, può venire anche dal più banale dei repertori, come gli scatti di un vecchio album di famiglia. Ciò che rende la lettura o la visione un’avventura è il sentimento del narratore.

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25/11/2016 - 04/02/2017

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Milano

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