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UR-NA

DANILO VUOLO

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Ur-na è l’eco misterioso del linguaggio. / E’ un’ode a qualcosa di indicibile, che si muove negli anfrattI del quotidiano, confondendosi nel flusso degli eventi.
Ur-na precede la ricerca di un senso, di una determinazione, di un corpo. / E’ una tonalità tra l’ombra e la trasparenza / 
E' una frequenza per ascoltare la semplice esistenza di un bicchiere, / di una mano, di un gesto.

UR-NA è ciò che Luis Carroll definisce una parola baule, un neologismo derivante la fusione di due termini diversi:
“UR” un prefisso tedesco potente e raro che sta a indicare tutto ciò che è primigenio, e “NĀ” termine indoeuropeo che indica il flusso delle acque inteso come negazione dell’atto di vedere. Presso questi antichi popoli indoeuropei, l’idea di negazione nacque dall’esperienza dell’oscurità delle acque notturne.
In quei tempi, si credeva che le ore buie della notte fossero provocate dal terminarsi del periodo di moto dell’oceano luminoso diurno, e dal successivo giungere intorno alla terra dell’oceano di acque tenebrose.  Così, durante la notte alla domanda “Che cosa si vede?”, la risposta non poteva che essere:
“Si vede solo NĀ” e cioè acqua, equivalente al non vedere nulla. ( dal Testo critico di: Elisabetta Rastelli)

La serie di opere presentate da Danilo Vuolo, sono infatti scritture d’ombra, in cui alla nitidezza oscura della china, l’artista contrappone la sua naturale trasparenza data dalla presenza dell’acqua e messa in risalto dall’utilizzo di differenti oggetti vitrei. Quella di Danilo Vuolo è una riflessione sul linguaggio che, in un momento di sovraccarico dell’informazione, mira alle potenzialità del “non detto”, nozione con una lunga storia di riflessioni alle spalle e che diventa qui stimolo sensoriale e immaginativo.

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23/06/2017 - 30/07/2017

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Milano

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